sabato 10 gennaio 2009

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La seconda transizione demografica ed i nuovi valori familiari

Molte delle nuove realtà familiari che sono emerse a partire dagli anni settanta e che vanno sempre più consolidandosi negli ultimi anni come forme possibili di famiglia, sono conseguenza non solo dell’evoluzione demografica del paese e dell’andamento dei suoi principali indicatori, ma soprattutto sono frutto di una trasformazione radicale dei significati e dei ruoli, delle funzioni e dei valori all’interno della famiglia stessa.
Con la seconda metà degli anni Sessanta ha inizio infatti quella che gli studiosi definiscono la “Seconda transizione demografica”. Si tratta di un processo di mutamento in cui vengono coinvolti alcuni aspetti demografici, sociali e culturali che portano le società occidentali verso nuovi modelli nell’ambito dei comportamenti, dei valori, delle aspettative familiari ed individuali.

Lo schema che sintetizza l’evoluzione dei paesi dell’Europa occidentale attraverso la seconda transizione demografica è stato proposto da Van de Kaa nel 1988. I mutamenti che interessano la popolazione durante nel periodo transizionale, avvengono sia a livello societario, cioè coinvolgendo l’individuo in quanto facente parte della società intesa come stato, sia a livello sub-societario, cioè riguardano l’individuo come essere autonomo, all’interno di una famiglia e come membro della comunità sociale.

A livello societario si registra in primo luogo un mutamento strutturale, con un generale aumento dello standard di qualità della vita, della sicurezza sociale e della mobilità intesa sia in senso geografico che residenziale. Un particolare rilievo assumono l’aumento del livello generale di istruzione ma soprattutto il crescere, sempre più deciso, della partecipazione femminile in tutti i campi. sul piano culturale si realizza un aumento della democrazia e dell’uguaglianza tra gli individui. Aumentano la libertà personale ed il pluralismo valoriale, mentre si assiste ad una secolarizzazione sempre più accentuata e definitiva in tutti gli aspetti del vivere sociale.
Un posto di primo piano, nello schema transizionale, è occupato dalla “seconda rivoluzione contraccettiva” perché consente di passare dalla prevenzione del concepimento alla gestione consapevole dell’intero periodo riproduttivo ( Self-Fulfilling Conception ) attraverso tecniche e strumenti contraccettivi sempre più sicuri e la possibilità di correggere gli eventuali errori attraverso l’aborto. Non trascurabile, in ultima analisi, il miglioramento nelle cure sanitarie disponibili e nella tecnologia medica.
Molto importanti sono, secondo Van de Kaa, i miglioramenti di tipo tecnologico come la diffusione dell’informazione televisiva e il miglioramento delle comunicazioni che consentono una rapida diffusione degli strumenti e delle informazioni con una contemporanea crescita della qualità dei servizi.

A livello sub-societario i miglioramenti nelle comunicazioni consentono un più facile ed egualitario accesso ai servizi sociali ed assicurativi con una notevole riduzione di costi. Cresce la classe media e si riduce l’importanza che ricoprivano le reti parentali a livello di solidarietà e di aiuto. Allo stesso tempo tendono a perdere rilevanza sia i gruppi politici sia quelli religiosi nella gestione e nel controllo della vita sociale degli individui, mentre crescono le appartenenze multiple. La maggiore partecipazione femminile nel mondo politico, sociale e lavorativo, genera una crescente competizione tra i sessi, mentre la recente trasformazione della struttura per età della popolazione rende sempre più inevitabile una crescita della conflittualità tra i gruppi di età.
All’interno della famiglia, la seconda transizione demografica segna la fine dell’età dell’oro del matrimonio in favore della crescita della convivenza come modello di coabitazione di coppia e porta l’aumento delle separazioni e dei divorzi e di secondi matrimoni. Il matrimonio subisce dunque una forte deistituzionalizzazione in favore della valorizzazione del rapporto affettivo di coppia in se e per se, dopo la perdita dei fini procreativi come fondamento e compito istituzionale dell’unione matrimoniale. Cambiano inoltre profondamente i rapporti e gli equilibri tra i partners all’interno della coppia che si riorganizza, fondandosi su ruoli più simmetrici, maggiormente solidali ed intercambiabili a livello sociale ed affettivo.
In seguito al suo ingresso nel mondo del lavoro, aumentano le difficoltà per la donna nel conciliare i propri ruoli di madre, di compagna e di lavoratrice, ma aumentano nel contempo le possibilità di autodeterminazione nella scelta di avere o non avere figli, garantita dalla contraccezione.
La seconda transizione ha portato anche un cambiamento nel modo di costruire le relazioni tra genitori e figli. Si passa infatti da modelli basati sul principio di autorità a comportamenti relazionali che si fondano sulla comprensione e sulla tolleranza e che garantiscono sia ai genitori sia ai figli maggiori spazi di autonomia e minori elementi di conflittualità. La famiglia, inoltre, tende a perdere le tradizioni culturali e soprattutto  viene meno la trasmissione della socializzazione alla famiglia da una generazione all’altra al punto che sempre più frequentemente la famiglia deve essere rifondata ad ogni generazione e costruire ex novo la propria identità sociale e relazionale. Vengono a mancare, secondo lo schema di Van de Kaa, i principi guida che tradizionalmente regolavano la convivenza e cresce la necessità per ogni famiglia di stabilire i propri sistemi normativi.
Dal punto di vista individuale, le maggiori innovazioni che emergono nell’avanzare delle seconda transizione demografica sono certamente da registrarsi in campo femminile. I movimenti emancipatori degli anni Settanta ed Ottanta, la contraccezione e l’aborto, hanno aperto alle donne la strada della libertà sessuale e dell’affermazione professionale. Le donne infatti, grazie all’ aumento del loro livello di istruzione e della loro crescita in campo lavorativo, intellettuale e sociale, acquisiscono la possibilità di decidere della propria vita in maniera indipendente e di far valere le proprie qualità individuali e di formazione nella conquista di una posizione sociale e di un reddito adeguato.
L’autorealizzazione nel lavoro e nel sociale e la ricerca di uno stile personale divengono elementi di fondamentale importanza nella vita di ogni donna e di ogni uomo, entrando inevitabilmente in conflitto con le esigenze della famiglia e della coppia. Nascono, talora, grandi difficoltà nel conciliare i ruoli nelle diverse sfere di vita e questo crea , di conseguenza, una riluttanza da parte dei giovani ad intraprendere relazioni o ad assumere vincoli di lunga durata. Queste spinte all’autonomia portano solitamente ad un’indipendenza precoce dei giovani dai genitori e portano altresì alla ricerca di forme di sicurezza e protezione personali autonome, non più basate sulla solidarietà familiare e di gruppo.

Maristella Bergaglio

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