L'epidemia di Spagnola del 1918
L’epidemia di “Spagnola” del 1918, che oggi può essere considerata il più devastante evento pandemico della storia del mondo, secondo per numero di morti forse solo alla peste nera del XIV secolo e che viene descritta come la prima malattia veramente globale della storia, dilaga in tutto il mondo tra la primavera del 1918 e i primi mesi del 1919, infettando oltre un miliardo di persone e uccidendone, secondo le stime, dai 20 ai 40 milioni.
L’epidemia di “Spagnola” del 1918, che oggi può essere considerata il più devastante evento pandemico della storia del mondo, secondo per numero di morti forse solo alla peste nera del XIV secolo e che viene descritta come la prima malattia veramente globale della storia, dilaga in tutto il mondo tra la primavera del 1918 e i primi mesi del 1919, infettando oltre un miliardo di persone e uccidendone, secondo le stime, dai 20 ai 40 milioni.
Per quanto riguarda l’Italia, nel 1918 il numero totale dei morti sulla popolazione presente è, secondo i dati Istat, di circa 1.268.000 persone, il 28,9 % più elevato rispetto alla media dei due anni precedenti con un’eccedenza di 366.445 morti sul valore normale. Sempre secondo le valutazioni Istat, nel 1918 in Italia i morti per influenza sono 274.041, pari al 21,6% del totale dei decessi nell’anno.
Particolarmente interessante è il caso di Milano. Nei sei mesi in cui la “Spagnola” flagella l’Italia e il mondo intero, dal settembre 1918 al febbraio 1919, a Milano muoiono complessivamente 13.558 persone, quasi il 2%. di una popolazione media presente in città, nel periodo osservato, pari a circa 685.055 persone.
In realtà, secondo quanto si può desumere dalle statistiche del tempo, i morti per “grippe”, come veniva chiamata allora l’influenza, nei terribili 180 giorni, sono poco più di 3.000 pari al 22,9% del totale dei morti nel periodo. Tuttavia, se si considera che la spagnola può ritenersi responsabile anche del contemporaneo innalzamento della mortalità anche per altre patologie particolarmente sensibili al peggioramento in seguito al contagio influenzale, ovvero la tubercolosi polmonare, e, in genere, tutte quelle patologie croniche dell’apparato cardiocircolatorio e respiratorio, il prezzo in vite umane pagato dai milanesi alla “Spanish lady” è certamente più elevato,valutabile in circa 9.700 morti pari al 57% dei morti in soli sei mesi e pari a circa il 45% del totale dei decessi dell’anno. Questi dati risultano ancor più significativi se si considera che il numero complessivo dei morti a Milano nell’anno 1918 è di 18.403 persone ma che di queste 10.247 risultano decedute negli ultimi 4 mesi dell’anno.
Una valutazione dei dati relativi ai soli morti per influenza a Milano indicherebbe nel 1918 un totale di 2.710 decessi ma se si considera che la spagnola può ritenersi responsabile anche del contemporaneo innalzamento della mortalità anche per altre patologie, la stima totale delle morti dovute, in maniera diretta o indiretta alla “grippe” è certamente più elevato. Sommando, infatti, le eccedenze del numero dei morti registrate nel 1918 rispetto alla media dei due anni precedenti per alcune categorie di patologie particolarmente sensibili al peggioramento in seguito al contagio influenzale si può ipotizzare che, pari ad un tasso di mortalità del 12,3 per mille, sia da attribuirsi alla spagnola.
Gli studiosi ipotizzano che le persone contagiate dalla Spagnola a Milano nel 1918-19 siano tra le 85.000 e 93.000 unità ovvero tra il 12% e il 13% circa della popolazione. Una persona su 8, dunque, nel lugubre inverno milanese del 1918-19, si ammala di spagnola e di questi il 9%, ovvero circa un ammalato ogni 11 o 12, trova la morte direttamente a causa dell’influenza o per complicanze di vario tipo ad essa legate.
Come oggi sappiamo, è proprio nel mese di ottobre che l’epidemia influenzale raggiunge a Milano la fase acuta: i decessi sono in totale 4.282, un valore che risulta di oltre il 420% superiore alla media dei morti in quello stesso mese negli anni precedenti. I ricoveri negli ospedali milanesi sfiorano i 4.700 con una mortalità ospedaliera che raggiunge il 221 per mille, quasi tre volte più alta di quello che si registrava normalmente in città. I decessi che avvengono negli ospedali, tuttavia, sono solo il 24% sul totale poiché la maggioranza delle morti, oltre il 55% avviene a domicilio dove il dramma della spagnola si consuma talora senza l’intervento del medico.
Secondo quanto affermano gli storici, non si può dimostrare che l’epidemia del 1918-19 sia derivata dalla guerra, tuttavia è evidente come la Prima Guerra mondiale induca profonde modificazioni nelle condizioni sanitare e sociali della popolazione milanese provocando un peggioramento generale del tenore di vita e della salute dei cittadini, alimentando la recrudescenza di malattie che ormai si credevano sotto controllo e aprendo la via al dilagare di nuove manifestazioni patologiche.
E’ evidente come non sia possibile fare una stima dei decessi dovuti alla “Spagnola” che possa considerarsi certa né tantomeno univoca, ma è anche vero che le ipotesi avanzate, indipendentemente dalla loro variabilità, mostrano chiaramente la gravità della “Spagnola” come evento pandemico sia a scala nazionale che in relazione alla realtà milanese.
Maristella Bergaglio
Maristella Bergaglio
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