domenica 6 dicembre 2009

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Le aree dismesse: vuoti urbani, spazi in attesa

Le aree dismesse costituiscono i segni più evidenti delle trasformazioni produttive e dei cambiamenti funzionali delle attività economiche di un territorio. Sono i luoghi della produzione abbandonati per effetto di crisi congiunturali che possono aver colpito un particolare comparto produttivo, sono la conseguenza dei cambiamenti nel modo di produrre determinati manufatti, sono la manifestazione di nuove necessità localizzative e logistiche, sono la conseguenza del cambiamento dimensionale delle unità produttive, del modificarsi dei rapporti di lavoro tra proprietà e maestranze e sono anche la conseguenza della crescita dei centri urbani che nella loro espansione inglobano aree prima separate dal contesto residenziale.
Spesso infatti la stessa tipologia delle dismissioni riflette la storia di un determinato ambito territoriale così come le logiche che determinano il loro riuso, o il loro permanere in una situazione di abbandono, sono la manifestazione delle dinamiche sociali, economiche e politiche del contesto locale. Gli edifici della produzione ora abbandonati sono, infatti, i contenitori della storia del lavoro, della conoscenza delle generazioni che ci hanno preceduto, delle loro specifiche capacità produttive e del loro rapporto con il territorio, poiché il "saper fare" degli uomini si esprime negli strumenti, nelle tecniche e nei luoghi che sono stati strategici per le città e per il territorio su cui sorgono poiché hanno polarizzato attorno a sé risorse economiche e umane.
In linea generale si può affermare che le aree industriali dismesse emergono sul territorio come aree "non funzionali", aree in attesa, aree connotate da una forte valenza culturale e simbolica, la cui identità appare spesso molto forte nonostante lo stato di abbandono. Infatti, sebbene siano spesso luoghi relegati al ruolo di mute sentinelle del degrado, conservano e offrono a chi si avvicina memorie, ricordi e suggestioni, significati che trovano radici nell'immaginario collettivo e , come ci ricorda Cattaneo, soddisfano il bisogno di coloro che hanno vissuto quegli spazi di riconoscersi negli “immensi depositi di fatiche” per recuperare la dimensione dell’appartenenza storica.
Proprio per questa loro connotazione storica, le aree dismesse sono anche un'opportunità per lo sviluppo futuro della città che tenga conto dell'identità locale, attraverso processi di riappropriazione di spazi rimasti a lungo esclusi dall'uso collettivo, attraverso la preservazione dei "luoghi della memoria", attraverso la risignificazione e il risarcimento del territorio aggredito in passato da decisioni che hanno posto in secondo piano il rispetto dell'ambiente, per recuperare, alfine, come dice Calvino, un poco di quella "grazia perduta" del passato.
In una prospettiva più strettamente economica, le aree dismesse sono anche un patrimonio edilizio che costituisce un’opportunità per costruire una nuova qualità ambientale e urbana con conseguenze positive in termini di vivibilità e sicurezza. Esse rappresentano l'occasione per orientare le trasformazioni territoriali soprattutto la dove la carenza di spazi aperti e terreni edificabili rende queste aree non solo una risorsa culturale, storica e sociale ma anche e soprattutto una risorsa spaziale. Qui le dismissioni assumono il carattere di preziosità per le scelte localizzative e strategico-competitive di una realtà produttiva che deve rapportarsi ad un contesto territoriale e infrastrutturale sempre più articolato e complesso. Spesso, infatti, il carattere strategico delle ubicazioni delle aree dismesse ne esalta la possibilità di divenire luoghi di innesco per nuovi processi di trasformazione del territorio nello scenario dello sviluppo regionale in relazione al nuovo paradigma emergente che riconsidera il territorio in prospettiva sistemica.
Le dismissioni, tuttavia, pur nella varietà dei significati positivi e propositivi legati alle opportunità offerte dalla loro presenza costituiscono anche elementi di negatività soprattutto la dove le logiche economiche ed evolutive del contesto territoriale non ne richiedano o ne suggeriscano la riqualificazione ma anche la dove l'inerzia dei meccanismi amministrativi ne prolunghi l'agonia o semplicemente dove l'abbandono abbia ormai superato la soglia temporale dell'indifferenza e dell'oblio. In molti casi ciò è dovuto alla presenza in molte aree dismesse di problematiche legate alla possibilità di accumulo di residui tossici nel sottosuolo che comporterebbero, nel caso di un possibile riuso, costose bonifiche preventive. In alcuni casi le aree dismesse divengono il luogo di espressione di più ampie manifestazioni di degrado del tessuto sociale del territorio, spazi della segregazione spaziale e dell'esclusione sociale, della povertà dell'emarginazione.


Maristella Bergaglio

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